![]() Molecola del Mese di David S. Goodsell Trad. di Mauro Tonellato |
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EmoagglutininaAgganciare il bersaglio ed attaccare
L'emoagglutinina è uno dei fattori che rendono il
virus dell'influenza così efficiente. E' una proteina a forma di punta
che si estende fuori dalla superficie del virus. Nella forma attiva mostrata
qui, file PDB 1ruz, l'emoagglutinina è
composta da due diversi tipi di catene mostrate in blu e beige. Le catene blu
costituiscono il meccanismo di aggancio del bersaglio: cercano particolari catene
di zuccheri sulla superficie delle cellule. Quando le trovano, l'emoagglutinina
vi si lega, agganciando così il virus alla cellula, poi le catene beige
iniziano l'attacco, come è mostrato nella prossima pagina.
Il nome emoagglutinina si riferisce all'abilità del virus dell'influenza
di far agglutinare i globuli rossi: il virus è coperto di molte molecole
di emoagglutinina che possono legare molti globuli rossi creando un grumo così
grande da essere visibile.
Sottotipi nascosti
La specificità e quindi la pericolosità di
ogni ceppo di virus influenzale dipende dal tipo particolare di emoagglutinine
che possiede. Si conoscono più di una dozzina di sottotipi di emoagglutinine.
Tre di queste, chiamate H1, H2 e H3 (H è l'iniziale del nome inglese
Hemagglutinin), attaccano l'uomo perchè sono in grado di riconoscere
alcuni particolari zuccheri sulla superficie delle cellule del nostro tratto
respiratorio, è per questo che l'infezione comincia lì quando
prendiamo l'influenza.
Altri sottotipi, come H5, attaccano glicoproteine presenti nel sistema digerente
degli uccelli. La maggior parte di questi sottotipi non è pericolosa
per l'uomo e non minaccia nemmeno la vita degli uccelli e quindi costituisce
una specie di riserva nascosta di virus. Un pericolo potenziale, però,
può venire dallo scambio di geni tra ceppi diversi.
Il virus H5N1 dell'influenza aviaria che è venuto alla ribalta della cronaca in questo periodo, sta decimando la popolazione degli uccelli, ma non costituisce al momento un vero pericolo per l'uomo perchè non possiede la giusta emoagglutinina per attaccare le cellule umane. (La sigla N1 si riferisce ad un sottotipo di una seconda proteina virale di superficie: la neuraminidasi che il virus usa per staccarsi dalla cellula infettata e propagare l'infezione). Esiste, però, la possibilità che il virus possa acquisire una emoagglutinina specifica per l'uomo e che quindi ci possa causare dei veri problemi. Questo potrebbe avvenire, per esempio, attraverso i maiali. Questi, infatti, sono suscettibili sia ai virus aviari che a quelli umani. Se uno stesso maiale venisse infettato contemporaneamente da entrambi i tipi di virus, questi potrebbero scambiarsi i geni durante l'infezione. In questo modo si potrebbe creare un nuovo virus con la virulenza dei virus aviari e in più con l'abilità di attaccare le cellule umane.
Agente letale
L'emoagglutinina mostrata qui è stata ricavata dal
virus responsabile della pandemia che ha ucciso così tante persone nel
1918, la Spagnola. Il DNA che codifica per questa emoagglutinina è stato
isolato da campioni conservati e l'emoagglutinina è stata sintetizzata
in laboratorio in accordo con queste informazioni genetiche. Si sono ottenute
due strutture cristalline, la forma attiva mostrata qui (file PDB 1ruz),
e un precursore dell'emoagglutinina, non mostrato (file PDB 1rd8).
La proteina è fissata alla membrana virale da un corto filamento proteico
che non si può vedere nella struttura cristallina e che qui è
rappresentato in modo schematico dai segmenti beige in basso.
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