Molecola del Mese
di David Goodsell
trad di Mauro Tonellato
e Lorenza Caresia

Lenacapavir



Molecola del mese di marzo 2026
Un farmaco potente e a lunga durata d'azione che colpisce il capside dell'HIV

Introduzione
L'epidemia di AIDS, iniziata nei primi anni '80, è causata dal virus dell'immuno-deficienza umana (HIV) (mdm 6-2000 e mdm 3-2011), un retrovirus che attacca il sistema immunitario.
Sebbene attualmente non esista una cura definitiva per l'HIV, la terapia antiretrovirale è in grado di sopprimere la replicazione virale se assunta con costanza, prevenendo la progressione della malattia e la trasmissione, e permettendo agli individui sieropositivi di vivere una vita lunga e sana.
Mantenere un regime farmacologico giornaliero rigoroso per tutta la vita, tuttavia, può rappresentare una sfida per molte persone che vivono con l'HIV; le interruzioni nella cura possono portare alla proliferazione virale e consentire la trasmissione del virus.
Sebbene il numero di nuove infezioni da HIV sia molto diminuito rispetto al picco degli anni '90, l'epidemia di AIDS persiste a livello globale, con una stima di 1,3 milioni di persone infettate dall'HIV nel 2024.

Un farmaco che colpisce il capside
Per decenni, lo sviluppo di farmaci contro l'HIV ha cercato di colpire gli enzimi virali come la trascrittasi inversa, la proteasi (mdm 6-2000) e l'integrasi (mdm 3-2011), o su proteine strutturali presenti sulla superficie virale, come la proteina dell'involucro.
La proteina CA, che si auto-assembla per formare un guscio proteico conico (capside) attorno al genoma virale, non era considerata un bersaglio aggredibile da un farmaco. A partire dalla fine degli anni '90, tuttavia, un numero crescente di studi scientifici condotti da ricercatori sull'HIV ha descritto la struttura della CA e del guscio del capside, dimostrando che la replicazione virale dipendeva dall'integrità del capside stesso.
Queste scoperte hanno convinto un team della Gilead Sciences ad avviare un programma per scoprire e sviluppare un farmaco mirato al capside che potesse integrare le terapie antiretrovirali esistenti.
Nel corso dei dieci anni successivi, gli scienziati di Gilead hanno progettato, modificato e testato migliaia di composti che si legavano al capside per ottimizzare la potenza, la stabilità e la biodisponibilità del farmaco (alcuni di questi composti sono mostrati nella sezione "Esplorando la Struttura" qui sotto). Il risultato finale è stato un farmaco chiamato lenacapavir, un inibitore del capside, capostipite della sua classe, che è stato approvato per il trattamento dell'HIV multiresistente nel 2022 e per la profilassi pre-esposizione (PrEP) nel 2025. La potenza notevolmente elevata e la lunga emivita del lenacapavir nell'organismo consentono una somministrazione iniettabile semestrale, migliorando drasticamente la fedeltà alla cura rispetto ai regimi antiretrovirali orali giornalieri.
Come si vede nell'illustrazione qui sopra (e in quella qui sotto fatta con Chimera), il lenacapavir si lega all'interfaccia tra due subunità CA adiacenti (pdb_6v2f). Gli studi hanno dimostrato che il lenacapavir è in grado di interrompere diverse fasi del ciclo vitale dell'HIV, influenzando in particolare l'importazione virale nel nucleo e la successiva integrazione del DNA virale nel genoma dell'ospite, nonché l'assemblaggio e la maturazione dei virus appena formati.

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Fratturare il capside
Studi strutturali hanno fornito nuove intuizioni sul meccanismo d'azione unico del lenacapavir. Utilizzando la criotomografia elettronica, i ricercatori hanno scoperto che il trattamento di capsidi intatti dell'HIV con lenacapavir ne provoca la rottura, a cominciare dalle aree del capside con il maggior livello di curvatura. È stato osservato che le pareti dei capsidi trattati con lenacapavir si appiattiscono durante le fasi iniziali e si frammentano nel corso dell'esperimento.
Questo processo è mostrato nell'animazione qui a fianco, creata da Rachel Torrez in collaborazione con Owen Pornillos (Università dello Utah). L'animazione è stata creata utilizzando pdb_9pry e pdb_9y7j e i loro modelli corrispondenti nella EM Data Bank, EMD-71816 ed EMD-72657.
Un'indagine più approfondita sugli esameri vicini nei capsidi bersagliati ha rivelato che il legame del lenacapavir induce un piccolo e destabilizzante cambiamento rotazionale tra due esameri. Questi cambiamenti avvengono in siti lontani rispetto al sito di legame del lenacapavir, dimostrando che il farmaco agisce in modo allosterico.
I ricercatori ipotizzano che il legame del lenacapavir induca uno stress meccanico sul reticolo del capside e, man mano che più molecole di lenacapavir si legano, la tensione aumenta fino alla rottura del capside, interrompendo la replicazione virale. La rottura prematura del capside ha un effetto secondario che porta probabilmente all'attivazione della risposta immunitaria innata e contribuisce all'eliminazione virale.

Esplorando la Struttura
Gli scienziati della Gilead Sciences hanno testato numerosi composti nel percorso verso la scoperta del lenacapavir.
Osserva più da vicino alcuni dei composti che sono stati sintetizzati e caratterizzati strutturalmente e che hanno contribuito a ottimizzare la struttura chimica del lenacapavir.
In questa animazione sono mostrati alcuni di questi farmaci legati alla proteina CA del capside (gialla). In particolare:
il composto 6 (pdb_9pgs),
il composto 12 (pdb_9pgt),
il composto 24 (pdb_9pgu) e
il lenacapavir Le (pdb_6v2f).
Osserva come il lenacapavir (Le) produce una cambiamento strutturale più marcato nella proteina CA del capside


















Argomenti per ulteriori esplorazioni
Esplora altri contenuti relativi all'HIV e all'AIDS su PDB-101.

Bibliografia
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