Molecola del Mese di luglio 2010
Parole chiave: Lenti dell'occhio, scambio di dominio, proteine
moonlighting o proteine con doppia funzione
Introduzione
Mentre leggiamo queste righe, la luce proveniente
dallo schermo viene messa a fuoco nei nostri occhi da una lente, il
cristallino, che è costituito da una soluzione concentrata
di proteine cristalline. Il cristallino è fatto di cellule
allungate che, nelle fasi iniziali del loro sviluppo, si sono riempite
di proteine cristalline e poi si sono lasciate morire espellendo il
nucleo e i mitocondri e lasciando solo una soluzione liscia e trasparente
di proteine. Da questo momento e per tutta la nostra vita utilizziamo
queste proteine per vedere.
Chiarezza cristallina
Il nome "proteine cristalline" è
del tutto inappropriato. Le proteine cristalline, infatti, sono state
prodotte dall'evoluzione proprio per la loro capacità di non
formare cristalli.
La lente dell'occhio è costituita da una soluzione molto concentrata
che deve essere del tutto priva di cristalli o di piccoli aggregati
che provocherebbero la diffusione della luce e renderebbero il cristallino
opaco. Per realizzare questo obiettivo vengono utilizzate miscele
di proteine cristalline diverse tra loro che, insieme, formano una soluzione
amorfa simile al vetro.
Trasparenza dalla diversità
Le lenti dei nostri occhi contengono tre tipi principali
di proteine cristalline (alfa, beta e gamma) che, insieme, costituiscono
circa il 90% della fase proteica.
Le cristalline alfa sono le più comuni, ne esistono due
varianti che hanno la catena proteica avvolta in molto leggermente diverso,
alfaA e alfaB, mostrate qui sopra e tratte dai file PDB 3L1E
e 2WJ7. Le cristalline alfa si associano
per formare un grande complesso sferico che contiene circa 40 catene.
Queste grandi sfere si respingono tra loro e si distribuiscono in tutte
le cellule della lente.
Le cristalline beta, mostrate qui dal file PDB 1BLB,
formano anch'esse oligomeri che sono formati da due o sei catene uguali
associate tra loro. Ci sono molte cristalline beta simili che si possono
accoppiare e mescolare per formare un gran numero di oligomeri diversi.
Infine le cristalline gamma sono monomeriche e sono illustrate
qui dal file PDB 4GCR. Servono come colla
per legare delicatamente tra loro le cristalline alfa.
Proteine con una doppia funzione
Le cristalline alfa, beta e gamma si trovano nella
maggior parte degli animali, ma sono affiancate da altre cristalline
nei diversi animali. Spesso accade che queste proteine abbiano un'altra
funzione in altri punti del corpo e fanno da cristalline solo come
secondo lavoro. Qui ne sono illustrati tre esempi.
La cristallina delta delle anatre (PDB 1HY1)
fa anche da enzima argininosuccinato liasi.
La cristallina epsilon del toporagno elefante (PDB 1O9J)
è un enzima aldeide deidrogenasi che agisce sul retinale.
La cristallina lambda del topo (PDB 3ADO)
agisce come enzima L-gluconato 3-deidrogenasi.
Cataratta
Le proteine cristalline dell'occhio devono durare
tutta la vita, quindi usano una tecnica molto efficace per proteggersi
e restare inalterate nel tempo. La cristallina alfa agisce come chaperon
(Molecola del Mese 8/2002): se trova proteine srotolate o danneggiate
le lega a sé prima che possano aggregarsi tra loro per formare
complessi lattiginosi. Sfortunatamente, nonostante questa protezione,
qualche proteina qua e là può danneggiarsi formando catene
spezzate, srotolate od ossidate. Queste proteine danneggiate si accumulano
con l'età e danno luogo ad aggregati opachi che portano alla
cataratta.
Esplorare la struttura
La proprietà chiave delle proteine cristalline
è la loro capacità di formare molti tipi diversi di complessi
simili, così da creare un aggregato omogeneo e casuale quando
si concentrano all'interno delle cellule del cristallino. L'indagine
ai raggi X di queste proteine ha rivelato che possono flettersi per
affacciarsi con domini diversi e formare così molti complessi
diversi usando un numero relativamente piccolo di blocchi costruttivi.
La cristallina gamma è formata da due domini che interagiscono
tra loro connessi da un breve tratto flessibile come si vede nella seguente
figura ottenuta dal file PDB 4GCR.

La proteina cristallina beta ha i due domini separati da un tratto
flessibile più lungo di catena, quindi può fare uno scambio
di dominio con un'altra catena beta e realizzare tra due domini
di catene diverse dei legami simili a quelli della cristallina gamma.
Nella figura qui sotto è illustrato questo legame ottenuto dal
file PDB 1BLB.

La cristallina alfa usa un meccanismo più complesso per
creare grandi aggregati diversi tra loro. E' formata da un dominio ripiegato
che ha prevalentemente una struttura beta pieghe (gialla) dal quale
sporge una lunga coda flessibile (bianca), come si vede nella figura
seguente ottenuta dal file PDB 3L1E (monomero).

Quando due cristalline alfa si legano tra loro per formare un dimero,
la coda di una si lega in una tasca del dominio ripiegato dell'altra.
Stranamente questa coda contiene un tratto palindromo, simmetrico,
che quindi si può legare in due direzioni opposte nella tasca.
Così si possono formare due dimeri diversi con le code legate
in direzioni differenti. Le cristalline che li compongono hanno una
conformazione lievemente diversa e vengono chiamate alfaA e alfaB. Nelle
figure qui sotto, ottenute dai file PDB 3L1E
e 3L1G, sono mostrati questi due diversi
accoppiamenti con la coda legata in direzioni opposte nella tasca della
catena vicina.
A sinistra sono mostrate due cristalline alfaA, a destra due
alfaB.

Per formare aggregati più grandi, i domini ripiegati si possono
affacciare tra loro in modi lievemente diversi, creando così
ulteriori diversità. Ricordiamo che è proprio questa diversità
che impedisce la formazione di cristalli.
A sinistra è illustrato un aggregato di quattro catene alfaA,
a destra di quattro alfaB.

Spunti per ulteriori approfondimenti
1 - Molte proteine usano scambi di domini
per creare complessi stabili. Cercatene altri esempi negli archivi PDB.
(Suggerimento: molti autori usano il termine "domain swapping"
nel titolo o negli abstracts)
2 - Cercate altre proteine che abbiano due o più funzioni
diverse.
Ulteriori
letture sulle cristalline
1. K. K. Sharma and P. Santhoshkumar (2009) Lens
aging: effects of crystallins. Biochimica et Biophysica Acta
1790, 1095-1108.
2. L. Takemoto and C. M. Sorensen (2008) Protein-protein interactions
and lens transparency. Experimental Eye Research 87, 496-501.
3. H. Bloemendal, W. de Jong, R. Jaenicke, N. H. Lubsen, C. Slingsby
and A. Tardieu (2004) Ageing and vision: structure, stability and function
of lens crystallins. Progress in Biophysics and Molecular Biology
86, 407-485.
File PDB correlati
Vai alla pagina PDB delle Strutture
Correlate con le Cristalline
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