Molecola del Mese
di David S. Goodsell
e Mauro Tonellato
Selenocisteina Sintasi

Selenocisteina Sintasi

Tra i vari oligoelementi contenuti in minima quantità negli integratori alimentari o nei complessi multivitaminici, spesso è presente anche il selenio. Questo, però, è un elemento che va assunto con grande cautela. In generale, infatti, i composti del selenio sono tossici e hanno uno sgradevole odore di aglio, d'altra parte, però, quantità minime di selenio sono essenziali per la nostra salute. Gli atomi di selenio sono simili a quelli di zolfo, si trovano uno sotto l'altro nella Tavola Periodica degli Elementi e quindi hanno proprietà simili. I composti del selenio, però, sono in generale un po' più reattivi.
Alcune proteine specializzate, che contengono selenio, hanno bisogno proprio di questa reattività extra per svolgere il loro compito. Per esempio, se è presente il selenio al posto dello zolfo, l'enzima tioredoxina reduttasi aumenta di 100 volte la sua velocità di catalisi e l'enzima formiato deidrogenasi diventa 300 volte più veloce.

Selenometionina e Selenocisteina
Due dei venti amminoacidi che compongono le proteine contengono atomi di zolfo, metionina e cisteina, entrambi possono essere sintetizzati anche nella versione con il selenio al posto dello zolfo.
La selenometionina non viene sintetizzata intenzionalmente nelle cellule, ma viene creata di tanto in tanto accidentalmente dai normali enzimi che sintetizzano la metionina. Dato che la sua reattività è abbastanza simile a quella della normale metionina, la sua eventuale presenza non costituisce un problema per la proteina. La selenometionina, d'altra parte, è molto utile ai chimici cristallografi che devono determinare la struttura tridimensionale delle proteine, infatti il selenio è più grande e ricco di elettroni dello zolfo ed è più facile da localizzare negli esperimenti di diffrazione ai raggi x.
La selenocisteina, invece, è più reattiva della normale cisteina e viene introdotta in speciali selenoproteine quando è necessario.

Il Ventunesimo Codone
E' stata una sorpresa scoprire che le cellule hanno modificato il loro codice genetico per introdurre la selenocisteina nelle proteine. Il codice genetico comune a tutti gli organismi della Terra specifica venti amminoacidi oltre ad alcuni segnali di inizio e stop. Per poter aggiungere il ventunesimo amminoacido, selenocisteina, a questo codice, le cellule leggono in modo alternativo il codone UGA che normalmente significa stop. Questo però pone un problema: come fa la cellula a sapere quando leggere UGA come stop e quando deve leggerlo come selenocisteina? Questo viene realizzato con una speciale sequenza di basi azotate che è posta dopo il codone UGA. Nei batteri questo segnale segue immediatamente il codone UGA, ed è quindi all'interno della porzione codificante dell'RNA messaggero. Nelle nostre cellule, invece, il segnale si trova molto più avanti, alla fine della porzione codificante. Come si può vedere nella prossima pagina, questa sequenza viene riconosciuta da uno speciale fattore di allungamento (Molecola del mese 09-2006) che trasporta il tRNA che lega la selenocisteina verso il ribosoma dove avviene la sintesi proteica.

Selenio Insidioso
Dato che selenio e zolfo sono molto simili, le cellule devono assicurarsi che la selenocisteina non si leghi al normale tRNA della cisteina altrimenti verrebbe introdotta accidentalmente nel punto sbagliato durante la sintesi proteica. Per risolvere questo problema, il complesso selenocisteina tRNA viene costruito in tre stadi.
Nel primo stadio, un amminoacido serina (che ha un gruppo OH al posto del gruppo SH della cisteina) viene legato al tRNA della selenocisteina.
Nel secondo stadio il gruppo OH della serina viene fosforilato da un enzima e viene così reso più reattivo.
Nel terzo stadio, l'ossigeno fosforilato della serina viene sostituito col selenio dall'enzima selenocisteina sintasi mostrato qui in alto dal file PDB 3bc8.
Il piccolo enzima selenofosfato sintasi, mostrato in basso dal file PDB 2yye, crea una forma attivata di selenio che è necessaria per questa reazione.
Con questo processo a stadi, non è necessario che un enzima sappia svolgere il difficile compito di distinguere la selenocisteina dalla cisteina per legarla al corrispondente tRNA.



 



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