Proteine
dell'Orologio Circadiano
Le nostre cellule contengono piccoli orologi molecolari
che scandiscono il ritmo circadiano delle 24 ore. Questi orologi decidono
quando siamo affamati e quando abbiamo sonno. Sentono quando le giornate
diventano più lunghe o più corte e innescano i cambiamenti
stagionali. Il nostro orologio circadiano principale si trova nel cervello,
nell'ipotalamo, in una piccola regione chiamata nucleo soprachiasmatico.
Agisce come un pacemaker, è sensibile ai cicli di luce e buio esterni
e quindi manda dei segnali per sincronizzare su questo ritmo tutti gli
orologi del nostro corpo.
Contare le Ore
I processi molecolari avvengono così velocemente
che è difficile immaginare un orologio molecolare che possa funzionare
con un ritmo di 24 ore. Ma, sorprendentemente, molti organismi hanno sviluppato
strategie diverse per realizzare un tale orologio biologico. Le cellule
degli animali utilizzano un complesso insieme di proteine (a cui sono
stati dati nomi di fantasia come Orologio, Criptocromo, Periodo, ecc.)
che vengono sintetizzate e degradate ogni giorno. L'oscillazione ciclica
dei livelli di queste proteine è controllata da una serie di reazioni
di feedback interconnesse nelle quali i livelli di proteine regolano in
modo preciso la loro stessa sintesi.
Un sistema molto più semplice è stato scoperto nei cianobatteri.
Questo sistema è fondato sulle tre proteine illustrate qui a fianco,
KaiA, KaiB, KaiC, che insieme formano un orologio circadiano. All'inizio
del ciclo KaiA (in alto, file PDB 1r8j)
stimola la grossa proteina KaiC, un esamero, (al centro, file PDB 2gbl)
che quindi si lega a dei gruppi fosfato. La proteina KaiC legata a gruppi
fosfato diventa capace di legarsi a KaiB (in basso, file PDB 1r5p).
Questo complesso disattiva la proteina KaiA e così i gruppi fosfato
possono essere lentamente rimossi. Quando il numero di gruppi fosfato
scende sotto un certo livello, KaiB si stacca e KaiA può iniziare
un nuovo ciclo.
Sincronizzare gli Orologi
Questi orologi hanno un periodo di circa 24 ore, e
naturalmente non possono essere molto precisi. Le cellule devono quindi
avere un modo per sincronizzare i propri orologi con il mondo esterno.
L'orologio nel nostro cervello viene continuamente sincronizzato attraverso
l'esposizione alla luce del sole. La luce viene sentita dalla retina e
i segnali nervosi inviati al cervello controllano il ritmo delle oscillazioni
circadiane. Se viaggiamo attraversando più fusi orari, mandiamo
il nostro orologio biologico completamente fuori fase e costringiamo il
nostro corpo a ritrovare una nuova sincronizzazione con l'ambiente esterno.
Per uno o due giorni, soffriamo del jet-lag, la sindrome di sfasatura
temporale da fuso orario, perchè il nostro orologio biologico è
ancora sincronizzato con il vecchio ritmo luce-buio. Gradualmente, però,
l'esposizione alla luce del giorno (la luce blu funziona meglio) sposta
le lancette del nostro orologio circadiano per sincronizzarlo con il tempo
locale.
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