Luciferasi
Vi ricordate la prima volta che avete visto una
lucciola? Se vivete in qualche posto tra le Montagne Rocciose e la costa
est degli Stati Uniti, probabilmente avete rincorso le lucciole fin
da bambini. Se invece vivete in altre parti del mondo, come me, probabilmente
avrete avuto la gioia di scoprire le lucciole durante una vacanza estiva.
Le lucciole possono aggiungere poesia e meraviglia anche alla più
bella sera d'estate ad Assisi.
Brilla piccola lucciola, brilla
La luce fredda e verdastra delle lucciole è
prodotta dall'enzima luciferasi, mostrato qui a destra dal file PDB
2d1s. La produzione di luce non è
un processo facile. Richiede molta energia, infatti ogni singolo fotone
di luce verde richiede un'energia pari a quella prodotta dalla rottura
di otto molecole di ATP. Per questo la luciferasi usa un processo molto
energetico per produrre la luce. Contiene un cofattore chiamato luciferina
che forma un complesso molto instabile con l'ossigeno, e utilizza una
molecola di ATP per formarlo. Quando la luciferina ossigenata si rompe
formando CO2, dà
luogo ad una forma eccitata che poi emette luce.
Illuminare la via
Dato che la reazione della luciferasi genera luce
richiedendo solo ossigeno e ATP per avvenire, alcuni ricercatori hanno
pensato di utilizzarla nella ricerca scientifica. Dapprima è
stata usata per misurare la quantità di ATP all'interno delle
cellule, infatti se queste si illuminano deve essere presente ATP. In
seguito, la luciferasi è stata usata per legarla ad altre proteine
che così potevano essere individuate all'interno di organismi
viventi. La luce emessa però è spesso troppo debole per
individuare singole cellule, ma può essere utilizzata per individuare
ammassi di cellule cancerose. Osservando le cellule luminescenti, i
ricercatori possono seguire un cancro mentre cresce e produce metastasi.
Con questa tecnica si possono anche testare nuove terapie anticancro
semplicemente osservando se la crescita delle cellule cancerose si arresta.
Brillare
nel Buio
Il meccanismo chimico della bioluminescenza è
stato scoperto molte volte, nel corso dell'evoluzione, dai batteri,
dai funghi, dagli anemoni di mare, dai dinoflagellati e, naturalmente,
dalle lucciole. In tutti questi casi c'è una proteina luciferasi
che usa come cofattore una luciferina per catturare l'ossigeno. Le proteine
nei vari casi sono molto differenti e anche le luciferine hanno forma
e dimensioni diverse, questo indica che si sono tutte evolute in modo
indipendente per realizzare la stessa funzione. Qui sono mostrati due
esempi. La molecola sulla sinistra viene da un batterio (file PDB 1brl)
mentre quella sulla destra viene da un dinoflagellato, un protozoo unicellulare
responsabile della luminescenza verdastra che si osserva nelle onde
che si infrangono (file PDB 1vpr). Tutte
e due queste strutture includono solo la proteina luciferasi mentre
manca il cofattore luciferina
Esplorando
la Struttura
Il colore della luce emessa dalla luciferasi è
fortemente dipendente dagli amminoacidi che circondano la luciferina.
Il file PDB 2d1s (sulla sinistra) contiene
la struttura della luciferasi di una lucciola giapponese. Normalmente
emette una luce giallo-verdastra, ma se si cambia un amminoacido serina
con una asparagina, il colore diventa rosso, come è illustrato
nella molecola di destra ottenuta dal file PDB 2d1t.
Stranamente, questo cambiamento è molto distante dalla luciferina,
per questo si pensa che il cambio di colore della luce emessa sia dovuto
a piccole variazioni nella disposizione degli amminoacidi che provoca
un cambio di flessibilità attorno alla luciferina.
Qui sotto è mostrata la luciferina
contenuta nella struttura 2d1s. Non è
la vera luciferina contenuta nella proteina nativa, ma un analogo
della forma eccitata della luciferina naturale. Notate che contiene
un nucleoside formato da adenina e ribosio (in basso) legato
attraverso un gruppo solfato (in alto a destra) al carbossile della
luciferina (lunga molecola in alto).

Questa figura è stata realizzata con Chime. Anche voi potete
realizzare immagini simili ciccando sui codici PDB qui sopra e scegliendo
una delle opzioni nel menù "Display Molecule".
Bibliografia
1) T. Wilson and J. W. Hastings (1998) Bioluminescence. Annual Review
of Cell and Developmental Biology 14, 197-230.
2) T. O. Baldwin (1996) Firefly luciferase: the structure is known, but
the mystery remains. Structure 4, 223-228.
3) D. K. Welsh and S. A. Kay (2005) Bioluminescence imaging in living
organisms. Current Opinion in Biotechnology 16, 73-78.
Altre Strutture collegate con Luciferasi
Per vedere le strutture di altre molecole collegate con la Luciferasi,
fate una ricerca negli archivi
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