![]() Molecola del Mese di David S. Goodsell Trad. di Mauro Tonellato |
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Proteina
Fluorescente Verde
La proteina fluorescente verde, illustrata nella figura qui a lato ottenuta
dall'archivio PDB 1gfl, si trova in una medusa che vive
nelle acque fredde del nord Pacifico. La medusa contiene una proteina bioluminescente,
aequorina, che emette luce blu. La proteina fluorescente verde converte questa
luce in luce verde che è quella che davvero vediamo quando la medusa
si illumina. Una soluzione di proteina GFP purificata appare gialla alla normale
luce da interni ad incandescenza, ma quando viene osservata in esterni alla
luce del sole, questa soluzione emette un brillante colore verde. La proteina
assorbe la luce ultravioletta dalla luce del sole, e poi la emette come luce
verde di minore energia.
E allora?
Forse state dicendo: a chi interessa questa oscura piccola
proteina verde di medusa? Risulta che la proteina GFP è straordinariamente
utile alla ricerca scientifica, perché ci permette di osservare direttamente
il funzionamento interno delle cellule. È facile scoprire dove si trova
in ogni momento la proteina GFP: basta illuminare con luce ultravioletta, ed
ogni proteina GFP emetterà luce verde brillante. Quindi ecco il trucco:
basta legare la proteina GFP ad ogni oggetto che vogliamo osservare. Per esempio,
possiamo legarla ad un virus. Poi, quando il virus si diffonde nell'ospite,
possiamo seguire questa diffusione seguendo il bagliore verde. Oppure, possiamo
legarla ad un'altra proteina, e guardare con un microscopio come si muove all'interno
della cellula.
Costruita già pronta
La proteina GFP è una proteina fluorescente costruita già pronta
per funzionare, quindi è particolarmente facile da utilizzare. La maggior
parte delle proteine che interagiscono con la luce utilizzano molecole esotiche
per catturare e rilasciare fotoni. Per esempio, le opsine nei nostri occhi usano
il retinolo per sentire la luce (si veda la Molecola del Mese del marzo 2002
bacteriorhodopsin). Questi "cromofori" devono essere costruiti appositamente
per svolgere questo compito e poi incorporati con cura nelle proteine. La proteina
GFP, invece, ha dentro di sè tutto l'apparato per manipolare la luce,
costituito utilizzando solo amminoacidi. Ha una sequenza speciale di tre amminoacidi:
serina-tirosina-glicina (qualche volta, la serina è sostituita da treonina,
un amminoacido simile). Quando la catena proteica si avvolge, questo piccolo
segmento si trova sepolto in profondità all'interno della proteina. A
questo punto avvengono alcune trasformazioni chimiche: la glicina forma un legame
chimico con la serina, formando un nuovo anello chiuso che poi spontaneamente
si disidrata. Infine, nel corso di circa un'ora, l'ossigeno dall'ambiente circostante
attacca un legame nella tirosina, formando un nuovo doppio legame e creando
il cromoforo fluorescente. Dato che la proteina GFP costruisce al suo interno
il proprio cromoforo, è perfetta per l'ingegneria genetica. Non bisogna
preoccuparsi di manipolare strani cromofori. Basta semplicemente modificare
la cellula introducendo le istruzioni genetiche per costruire la proteina GFP,
e la GFP si avvolgerà da sola e comincerà a brillare.
Ingegnerizzare la proteina GFP
Gli usi della proteina GFP si stanno moltiplicando anche nel mondo dell'arte
e del commercio. L'artista Eduardo Kac ha creato un coniglio verde fluorescente
ingegnerizzando la proteina GFP nelle sue cellule. Alcuni ricercatori stanno
esplorando la proteina GFP per creare piante e pesci fluorescenti. La proteina
GFP è stata aggiunta a ratti, topi, rane, mosche, vermi, e ad altre innumerevoli
forme viventi . Naturalmente queste piante e animali ingegnerizzati sono ancora
oggetto di controversie, e stanno stimolando un importante dialogo sulla sicurezza
e la moralità dell'ingegneria genetica.
Avanti: Migliorare la proteina GFP